INTERVISTA di Corinne Minore per “SOLO DONNE” a CHIARA SARACENO

INTERVISTA di Corinne Minore per “SOLO DONNE”  in onda 16 Marzo 2007 a CHIARA SARACENO*

  

C.M. “Forse sarebbe ora di mandare un segnale che le risorse di pazienza femminile sono finite” si conclude così un articolo su La Stampa di Chiara Saraceno e da Berlino siamo in collegamento proprio con Chiara Saraceno. A proposito di cosa ha scritto questo articolo?

 “L’occasione è stata la vicenda delle nomine RAI proposte dal direttore generale e rifiutate dal consiglio. Naturalmente tutta questa vicenda ha a che fare con i rapporti politici e col fatto che il consiglio ha una maggioranza definita dal governo precedente. Però in tutto questo nessuno ha alzato un sopracciglio per dire che la proposta è irricevibile,  non ahimè per motivi politici o per la lottizzazione di destra e di sinistra.   

C.M. Della Rai, del servizio pubblico?

 “Si, della RAI, del servizio pubblico! La proposta è irricevibile  per il fatto che un servizio pubblico, e questo è ancora più scandaloso che se fosse in servizio privato, si permette di fare nel 2007 delle nomine tutte rigorosamente maschili. Non c’è, evidentemente, una giornalista  fuori o dentro della RAI che sia degna di essere presa in considerazione per un posto di dirigente, di capostruttura, di responsabile del telegiornale. E’ l’ovvietà con cui questo cose passano, per cui ci si litiga se c’è uno squilibrio tra i DS e la Margherita, se Mastella non è abbastanza rappresentato, se Di Pietro non ha la sua cosa.    Il fatto che siano sempre rigorosamente monosesso non è materia neanche di riflessione, neanche di attenzione. Ovviamente, aggiungo, che se si fossero messi a stare attenti  si sarebbero accorti che erano illegittimi loro per primi, perché il consiglio di amministrazione della RAI è oggi già tutto rigorosamente del sesso giusto, così come sono tutti rigorosamente monosesso i luoghi di  presa del potere. Su questo ragionamento, che nasce dalla RAI, allargo dicendo che d’altra parte questo avviene dovunque: ci abbiamo messo trent’anni per avere una donna alla corte costituzionale e a questo punto c’è la quota di una donna su tutti, cioè per i prossimi trent’anni, se ci va bene, avremo sempre e soltanto una donna alla corte costituzionale! E’ una cosa veramente….come dire…indecorosa oltre che prima di tutto una mancanza di democrazia. A me ha fatto piacere che Napolitano, nella rituale celebrazione dell’8 Marzo, abbia detto chiaramente una cosa che qualcuna di noi sta dicendo, io per prima devo dire, da alcuni anni. La sottorappresentazione nel parlamento italiano è una questione di rilevanza costituzionale, c’è un monopolio maschile, altro che quote femminili! C’è una quota maschile del 90% che in certe istituzioni, come la RAI, è del  cento per cento. “ 

C.M. Saraceno nell’articolo de La  Stampa sostiene che le donne devono mandare un segnale: in che modo secondo lei?

 “Io credo proprio ritirando la fiducia. Io sono, come forse si capisce dalla mia voce, vecchia e quando ero più giovane mi sembrava di essere più radicale. Adesso sono diventata forse un po’ più saggia, un po’ più diplomatica nelle mie parole ma mi sto radicalizzando nel pensiero, perché davvero la pazienza è finita. Non è una questione di aspettare che lentamente succeda qualcosa: in realtà i divari si allargano, non si accorciano, tanto più che oramai donne con le competenze, perché studiano, perché sono nel mercato del lavoro, ci sono. Non si può più dire che le donne non fanno le scelte giuste, supposto che fosse giusto dirlo una volta. Penso che siamo troppo pazienti e soprattutto che coloro che riescono a entrare non nelle stanze dei bottoni ma vicino, dovrebbero ritirare la fiducia, dovrebbero fare lobby, dovrebbero fare rete di più. Quello che è successo con la formazione dell’ultimo governo  per me è stato inaccettabile e anche l’accettazione  che le nostre parlamentari hanno fatto di quello che è successo. Altri hanno battuto i piedi sulla tavola fortemente e hanno ottenuto di più. Soprattutto bisognerebbe che più persone in modo sistematico dicessero che così non va . Lo so, sembra sempre di essere…io mi accorgo che faccio la figura di quella un po’ ridicola e forse anche un po’ megera a continuare a sollevare il tema, ma deve essere sollevato da voi giornaliste sistematicamente, non bisogna farne passare una, deve diventare visibile come una montagna, perché è proprio l’invisibilità del problema che fa specie e quindi ne rende difficile la soluzione.    

C.M. “Posso farle una domanda sui DICO, che è un altro argomento molto attuale? Che ne pensa?”

 “Io sono una persona che come studiosa, ma anche come cittadina, dice che da diverso tempo occorre una regolamentazione delle relazioni di fatto per coloro che lo desiderano, perché la questione è che nessuno impone a chi vuole stare fuori dal matrimonio di farsi fare un riconoscimento. Coloro che lo desiderano però, secondo me,  segnano un atto di responsabilità, mostrano di voler essere responsabili e di assumersi delle responsabilità in pubblico. E’ quindi tutto il contrario di quello che viene detto, e cioè che sono irresponsabili. Se fossero davvero irresponsabili non vorrebbero un riconoscimento e non si assumerebbero alcuna responsabilità. Naturalmente la cosa è ancora più urgente per gli omosessuali, perché gli omosessuali non hanno nessuna scelta tra matrimonio e non matrimonio.   Lo stesso vale anche per gli eterosessuali che oggi sono nella scelta tra tutto o niente, come se non ci fossero possibilità di gradazioni degli impegni reciproci e delle forme di solidarietà che uno vuole avere. Aggiungo che la nostra legge sul divorzio, anche agli eterosessuali, spesso impone lunghi tempi di attesa, per cui o non stanno per niente in coppia oppure stanno in una coppia che dal punto di vista legale non esiste. La proposta dei DICO è stata una proposta di legge discutibile, perché troppo restrittiva,  però è un passo avanti. Trovo assurdo che si critichi chi propone e di nuovo si lasci passare, senza colpo ferire, gli insulti che da certe parti, ahimè anche da certi rappresentanti della chiesa cattolica, vengono sistematicamente fatti nei confronti degli eterosessuali che non si sposano e degli omosessuali che vorrebbero una regolamentazione, come se fossero persone poco serie.   *CHIARA SARACENO Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in occasione della festa dell´8 Marzo 2005, ha insignito Chiara Saraceno, professore ordinario di sociologia all’ Università di Torino, del titolo di «Grande Ufficiale». Saraceno è tra i sociologi italiani che si sono maggiormente occupati della famiglia e dei suoi nuovi modelli, dalle madri sole alle coppie gay , dalla condizione della madre lavoratrice a quella dei padri separati. Sposata al politologo Gian Enrico Rusconi e madre di due figlie, è stata a lungo consulente di diversi ministri, in particolare sui temi del welfare e del lavoro. Oltre a scrivere per La Stampa e per molte testate, ha partecipato a trasmissioni televisive e le sue ricerche, spesso di tipo storico-comparativo, riguardano le trasformazioni della famiglia, le politiche sociali, i mutamenti nei comportamenti delle donne e nei ruoli di genere, la povertà. Insegna anche sistemi sociali comparati, sempre all’università di Torino. In precedenza è stata prima professore associato poi professore straordinario presso la Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento. E’ stata Direttore del Dipartimento di Scienze sociali dal 1991 al 1997 e Direttore del CIRSDe – Centro Interdipartimentale di Studi delle Donne, dal 1997 al 2001 ed attualmente Presidente dello stesso, nel frattempo divenuto Centro di interesse di ateneo .E’ coordinatore del corso di dottorato in Ricerca Sociale Comparata e delegata del rettore per l’introduzione della prospettiva di genere nei curricula universitari .Dal 1999 al dicembre 2001è stata Presidente della Commissione di indagine sulla esclusione sociale, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. E’ membro del gruppo di lavoro per le Indagini Multiscopo, presso l’ISTAT. Effettua consulenze per la Commissione Europea, il Consiglio d’Europa, l’OCSE. Fa parte della editorial board di alcune riviste accademiche: Annual Sociological Review, Retraite et Societé, Sociologia, Problemas y Praticas. In questo periodo vive Berlino. 

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