INTERVISTA di Corinne Minore per “SOLO DONNE” A MARIA GABRIELLA PATTI

INTERVISTA di Corinne Minore per “SOLO DONNE” A MARIA GABRIELLA PATTI,

GIORNALISTA, corrispondente di “America Oggi” – in onda lunedì 29 GENNAIO 2007

C.M. Hillary Clinton, moglie di Bill, si è candidata alla presidenza degli Stati Uniti. Lo ha

fatto in un modo originale, usando i nuovi media e in particolare registrando e trasmettendo

attraverso il suo sito internet un messaggio video con lo slogan “I’m in”, sono dentro, mi

candido, io ci sono. Ma gli Stati Uniti sarebbero davvero pronti ad avere una presidente

donna? Ne parliamo con Maria Gabriella Patti, giornalista originaria del Valdarno da parte

di madre, corrispondente da Roma per “America Oggi”.

“America Oggi” è l’unico quotidiano in lingua italiana redatto e pubblicato negli Stati Uniti.

Gabriella Patti racconta un po’ di Italia agli italiani che sono all’estero, ma conosce anche

molto bene l’America e in particolare New York, perché ci ha vissuto parecchio tempo.

Secondo lei sono davvero pronti per un presidente donna? E il fatto che sia una donna a

candidarsi alle presidenziali è vissuta in maniera così straordinaria come lo percepiamo noi in

Italia?

“Mi sono anche informata dal mio giornale direttamente sul campo per rispondere a questo, perché

un conto è la percezione che si ha da qui e un conto è la percezione che si ha là. Mi hanno detto di

no e porto non solo la mia opinione, che da tempo vivo in Italia, ma anche quella di persone che

vivono negli Stati Uniti. Magari sarebbero pronti a New York o in città come Boston ma nel

midwest o nel Texas, ad esempio, assolutamente no. Hillary Clinton viene vissuta come troppo

liberal e, per essere eletta, può darle fastidio anche il fatto di essere una democratica. Le donne non

sono pronte a cambiare partito pur di votare una donna. Anche adesso, ultimamente, ci sono state

molte campagne stampa negli Stati Uniti in cui si è riproposto il ritorno a casa della donna dopo

l’università, proprio per allevare i figli e creare una famiglia meno problematica . In pratica la

donna non è mai entrata “dentro” a tutti i livelli, anche se ogni tanto ne entra qualcuna. In Italia solo

il sei per cento delle donne sono rappresentate e negli Stati Uniti forse un po’ di più. Noi siamo il

paese di coda dell’Europa ma non è che una presenza maggiore così, nei minimi termini, possa

cambiare le cose. “

C.M. I gruppi che hanno la possibilità di investire per la campagna presidenziale di Hillary

Clinton ancora non sono pronti quindi ad investire su una donna o è esclusivamente una

questione politica, cioè è una donna ma è democratica?

“E’ una donna ed è liberal e questi sono due fattori molto rischiosi per una mentalità non

totalmente progressista, cioè la donna ha sempre rappresentato, al di là dell’America, un problema.

La povera Ségolène Royal oggi sta sulle pagine di tutti i giornali perché ha risposto male a quanti

sottomarini nucleari ci sono in Francia. Fra le righe si legge un’accusa terribile. Secondo me uno si

può anche sbagliare, ne dici uno invece di sette o viceversa, ma questa ignoranza femminile subito

crea il “caso”. Hillary Clinton ha vissuto un unico momento di grande dignità e accettazione da

parte di tutti per come si è comportata con il marito nel caso Lewinski: in quel momento è stata

molto alta nella percezione del femminile da parte di tutti, li è stata considerata, ma poi fa paura.”

C.M. Sul sito internet di “America Oggi”, il giornale per il quale lei scrive appunto, ho letto

l’introduzione scritta dal direttore che sottolinea come alle spalle di “America Oggi” non ci

sono gruppi di interesse politici o economici. Il capitale azionario è diviso in parti uguali tra

venti dei soci fondatori,una delle quali è lei, e che sono anche dipendenti del giornale.

Cosa pensa della qualità dell’informazione in Italia?

“Io sono ancora legata all’America da questo punto di vista, cioè mi ritrovo molto di più in una

informazione di tipo anglosassone che in quella italiana, che alle volte non capisco proprio. In

questi giorni c’è su tutti i giornali il discorso delle liberalizzazioni che da l’idea, ad un cittadino

normale, che siano state approvate e non si fa distinzione fra disegno di legge e decreto legge. Si

dice “VARATE” “APPROVATE” come se partissero domani. Non è vero. Non è questa la notizia.

La notizia è che il governo ha deciso su queste liberalizzazioni, che adesso avranno tutto un iter

parlamentare e quindi ci vedremo tra non so quanti mesi! Le pare corretta questa informazione? Io

non posso essere soddisfatta perché questo tipo di informazione prevede un cittadino molto

allertato, colto, che sa leggere fra le righe, che sta sempre a leggere i giornali e quindi sa

perfettamente che cosa è accaduto prima, dopo e che cosa esattamente significa quella notizia . E’

troppo per orecchie esperte. Anche nei giovani è presente questa disaffezione e infatti il giornale

non lo leggono più. “

C.M. A proposito di liberalizzazioni, Lei vive a Roma e c’è stato tutto un caso quest’estate su

questo argomento: ma i taxi si trovano?

“Loro dicono che ci sono e io abito in una piazza dove c’è la fermata di taxi e quindi lo trovo

sempre. Un mese e mezzo fa però alle 11 di sera vicino a Piazza di Spagna, in piazza Mignanelli

esattamente, c’erano 15 persone in attesa di un taxi . “

Corinne Minore

solodonne@filmando.tv


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