INTERVISTA di Corinne Minore per “SOLO DONNE” A LETIZIA PAOLOZZI
INTERVISTA di Corinne Minore per “SOLO DONNE” A LETIZIA PAOLOZZI,
GIORNALISTA – in onda lunedì 11 DICEMBRE 2006
Letizia Paolozzi è stata giornalista all’Unità per molti anni, è scrittrice e saggista. Il suo ultimo libro
è “La passione di Emily e l’azzardo delle liste rosa” (2005). Tutti gli articoli di Letizia sono
secondo me divertenti ma che lasciano moltissimo tempo alla riflessione, soprattutto per gli spunti
impietosi che propongono. Degli ultimi pubblicati e che ho potuto leggere sul sito
www.donnealtri.it , vorrei citare “La crisi dei partiti è soprattutto una crisi maschile” .
Cosa significa esattamente “crisi maschile dei partiti”?
Perché i partiti sono per la maggior parte fatti, inventanti, sostenuti, creati dagli uomini, perché c’è
poco posto per le donne, perché c’è l’annosa questione della rappresentanza femminile, perché dai e
dai non si riesce a sfondare quel muro e la crisi dei partiti la si vede in quello che avviene
quotidianamente dentro il piccolo mondo della politica.
Senza scomodare il Partito Democratico, questo governo farà una legge sulle quote rosa?
Ma si…la farà, la farà male e la farà quando ormai io e tutti noi saremo talmente stanchi ed
estenuati che diremo va bene, proviamo anche con queste quote rosa, anche se non è un’idea così
brillante. Vero è che se io fossi in parlamento queste quote le voterei anche se per molti anni ho
pensato che fossero una schifezza, che le donne sono più brave intelligenti e non hanno bisogno di
questa regolamentazione misera e d’altra parte le donne che si affermano si affermano senza quote,
senza pari opportunità, pensiamo a Sègoléne Royal, Hilary Clinton, alla Merkel, alla Bachelet, etc.
Le donne ce la fanno, queste quote per legge sono l’ultimo rimedio ad una situazione che non si
riesce a modificare in altra maniera. Immagino che l’altra maniera dovrebbe essere quella di
cambiare i partiti e la mente di chi vuole mantenere certi posti e certe collocazioni ai partiti, tutti di
sesso maschile quasi esclusivamente. Certo dei vizi e dei difetti li abbiamo anche noi perché la
troppa fedeltà delle poche donne che stanno nei partiti a questi partiti è uno degli elementi negativi,
che fa si che non ci sia ribellione, né disobbedienza e che non si metta, almeno teoricamente, un
qualche petardo sotto queste poltrone occupate dai maschi. Invece questo non succede.
Ma perché non succede?
Io penso per l’affezione ai partiti e l’affezione agli uomini dirigenti di questi partiti, perché ci si
identifica nelle loro idee, perché si è la dalemiana, la rutelliana , la prodiana, insomma tutte queste
cose che a me e a lei fanno rabbrividire, perché vorremmo disobbedire a questo tipo di
identificazione e invece per chi fa politica è abbastanza un’ovvietà. Succede che le donne siano le
donne “di”, ma dal punto di vista della politica che fanno, chi riformista, chi estremista, chi
radicale, chi moderata, chi di destra e chi di sinistra però c’è sempre un capo e le donne vengono
dietro.
Quest’ultimo articolo sul quale ha scritto “Donne e cannabis , cerchi la femmina e trovi la
crisi del partito democratico prossimo venturo” a cosa si riferisce?
Lì partivo dalla constatazione che i media hanno molto letto la cosa nei termini del solito pollaio,
scontro di first lady, di lite fra donne, cosa che non è vero perché, guarda caso, in parlamento i
maschi litigano amenamente e felicemente, ma quando si tratta di donne, viene sempre svilito il loro
scontro e il loro conflitto e non si considera mai che le donne che sono in parlamento, seppur poche,
hanno idee diverse e si scontrano l’una con l’altra così come lo fanno gli uomini. Detto questo la
mia idea è che non era un contenzioso tra donne, ma era un problema di fedeltà a questa possibilità
intravista del partito democratico .
Un problema quindi profondamente politico e ideologico?
Si profondamente politico e con delle idee molto diverse su come si deve intendere questo partito
democratico. Se si pensa come è stato spiegato da Anna Serafini, senatrice dell’Unione, e da altre,
che il problema per fare il partito democratico è quello di accordarsi comunque con quella parte
cattolica, rappresenta per esempio da Paola Binetti, oppure da altri parlamentari della margherita e
se non si trova una mediazione, prima poi finisce che uno accetta quello che una parte in
contestazione viene dicendo, senza vedere di cambiare un po’ le idee che dovrebbero stare alla base
di questo nuovo partito democratico. Allora lì c’è stata la spiegazione che c’era un ordine del giorno
presentato dal polo e che, per non fare passare quello, bisognava cambiare, votando con l’ordine del
giorno che era presentato dalla Binetti. E’ una pratica parlamentare come un’altra, però a me
sembra dissennata .
A proposito di pratiche parlamentari dissennate, questa riconta sulle schede?
Non saprei dire che cosa porterà… intanto può portare ad un trascinamento della situazione. Però
c’è stata molta contestazione e molte frasi dette a mezza bocca, lo stesso d’Alema aveva descritto in
una trasmissione televisiva con un colpo da giallo, il fatto che prima il centro sinistra vincesse con
800.000 voti, poi tutto s’era fermato e poi si era rimesso in movimento dopo un lasso di tempo
abbastanza lungo e quindi mi domando cosa è successo nel frattempo?
Lo scopriremo il prossimo anno?
Altro che il prossimo anno, ci metteranno molto di più a contare le schede! Sono 7 regioni,
figuriamoci !
Corinne Minore
solodonne@filmando.tv