INTERVISTA di Corinne Minore per “SOLO DONNE” A DONELLA MATTESINI
INTERVISTA di Corinne Minore per “SOLO DONNE” A DONELLA MATTESINI, DS,
VICESINDACO DI AREZZO – in onda lunedì 14 GENNAIO 2007
C.M. E’ possibile che ad Arezzo, con il Vicesindaco DS e il Sindaco Fanfani , della Margherita,
sia già stato realizzato il Partito Democratico?
Attraverso l’attività amministrativa si può dare e si deve dare una spinta importante a questa
capacità di mettere insieme culture riformiste che hanno origini diverse, però il Partito Democratico
deve essere qualcosa ancora di più. Serve un processo che riparta da quelle che sono le richieste dei
cittadini. Il primo momento che ha dimostrato la voglia e la presa di questo partito è stato quando
abbiamo fatto le primarie per Prodi. Lì c’è stato veramente un senso di partecipazione e di
convinzione della gente nel dire vogliamo veramente innovare. L’innovazione della politica, in
questo caso di un partito democratico, nasce prima di tutto dalla partecipazione e non dalla somma
di gruppi dirigenti.
Che sensazione ha in merito al ruolo delle donne all’interno di questo nuovo partito?
Negli ultimi anni purtroppo si è molto indebolita la percezione o meglio la capacità organizzativa e
quindi contenutistica di dare voce e spazio al soggetto delle donne. Non sono più gli anni in cui
attraverso il movimento femminista c’era il soggetto collettivo.
Quindi in qualche modo ha ragione l’Avv. Buongiorno (AN), quando dice che la situazione è
ancora più grave degli anni scorsi dal momento che oggi non viene neanche riconosciuto il
problema della presenza femminile?
Non c’è più questa capacità di momenti collettivi ma è aumentata tantissimo la capacità individuale
delle donne di stare dentro alle situazioni, professionali o politiche. Però si sa che, quando le
questioni non assumono o non permangono come questioni collettive, rimangono di fatto una forza
individuale che non esplica, non esprime, non trascina culturalmente e collettivamente e quindi si,
secondo me, ha ragione l’avv. Buongiorno.
Ad Arezzo il partito democratico delle donne?
Noi donne abbiamo una responsabilità: dobbiamo e possiamo avere la capacità di ridefinire quello
che Livia Turco, quando era responsabile del PCI e che per me è stata un po’ il punto di riferimento,
ci diceva, e cioè che o le donne sono capaci di fare un patto tra di sé, un patto tra donne, o non ce la
facciamo. Questo patto tra donne non necessariamente ha bisogno di un soggetto politico, ma ha
bisogno di momenti di confronto e di raffronto su quelli che sono i temi di fondo e le modalità per
il rafforzamento del punto di vista delle donne. Ritengo che nel Partito Democratico noi possiamo,
proprio perché non è un contenitore già dato, starci dentro con tutta la capacità delle donne di
portare con sé la radicalità della critica e dei valori, però con la capacità che esprimiamo
quotidianamente della mediazione e dell’ascolto delle ragioni degli altri, trovando una sintesi
politica importante. Oggi la politica non fa più sintesi o ne fa troppo poca. In questi anni siamo stati
un po’ schiavi di una politica delle questioni delle èlite, delle varie componenti della società, mentre
all’interno del Partito Democratico noi donne possiamo restituire un altro modo di fare politica,
quello vero, quello fatto di ascolto e di dialogo portando a sintesi i bisogni e le necessità che la
gente ha.
Questo governo secondo lei farà la legge sulle quote rosa e sui pacs?
Spero di si e credo di si.
Corinne Minore
solodonne@filmando.tv